vivawitt

Luci in the Sky, a nice review.

Posted in my news by vittoria chierici on July 20, 2012

UN’ATMOSFERA ARTISTICA PER I FENOMENI LUMINOSI IN ATMOSFERA

Vittoria Chierici è pittrice e film maker. Nata a Bologna nel 1955 e qui laureata all’Alma Mater Studiorum  nel 1979 in Storia dell’Arte presso il DAMS (Dipartimento di Musica e Spettacolo). Ha vissuto in diverse città, tra cui Milano e New York, dove attualmente risiede e opera.
Nel 2007 assiste con interesse, durante una sua sosta a Bologna, alla nascita dello Smart Optical Sensors Observatory, un sistema di video monitoraggio automatico per i fenomeni in atmosfera del CIPH, Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen.
Lei, visual artist, percepisce particolarmente l’originalità delle immagini raccolte dalle telecamere di monitoraggio dei fenomeni in atmosfera frutto della casualità, delle performance delle telecamere ad alta sensibilità  ma anche dalla moltitudine delle cose e degli eventi che appaiono nella bassa, media e alta atmosfera: tutti elementi importanti per un creativo.
L’irrompere nello schermo video di uccelli in volo, ma anche in sosta presso le telecamere con il loro sbattere di ali per mantenere un equilibrio precario, appoggiati alle strutture portanti, intervallati dalle luci di posizione di aerei solcanti i corridoi a loro riservati, ma anche il comparire fuggevole di meteore e bolidi, il cadere di fiocchi di neve, l’alternanza di albe e tramonti della nostra Luna, ai quali si affiancano, meno rari di quello che si potrebbe pensare, eventi ancora in massima parte da comprendere nei loro complessi meccanismi, come i TLE, Transient Luminous Events, i “fenomeni luminosi transitori” che devono alle loro incredibili dimensioni e collocazioni (chilometri di ampiezza ad una altitudine dai 40 ai 90 chilometri) ma anche alla loro cortissima vita, (millesimi di secondo, tanto da rendersi, praticamente, invisibili all’occhio umano) i loro esotici nomi: Red Sprite, folletti rossi, Elves,  elfi, Pixies (mitica creatura del folklore celtico), ecc.
Il CIPH colleziona questa casistica per l’artista bolognese che ha in mente un “film d’arte”, ovvero un montaggio dei vari spezzoni, da questo insieme nasce “Luci in the sky”, una traccia visiva diretta da  Yuko Takebe accompagnata dalla musica originale al violino elettrico di ANA Milosavljevic sotto la supervisione di Vittoria Chierici: il team di Luci in the sky.Luci in the sky
Il video
Painting di Vittoria Chierici
Facebook
Posted 1 week ago by

http://ciph-soso.blogspot.com/2012/07/unatmosfera-artistica-per-i-fenomeni.html

Advertisements

Luci in the Sky at the Tribeca New Music Festival

Posted in my news by vittoria chierici on May 13, 2012

” This exciting event features the gifted, avant-guard composer/violinist ANA Milosavljevic performing on traditional violin and on her Red Viper electric violin. Join ANA as she premieres her original score for  Luci in the Sky – and if you like to have a view of the video filmed by Yuko Take the night of the NY performance, please use the password: lucitribeca, the delightful and imaginative film by Yuko Takebe, a project by visual artist Vittoria Chierici. Along with ANA’s own music, other pieces on the program include new works by John King, Joseph C. Phillips, Randall Woolf and DJ Damian.”

 MAY 18 2012 at 8 PM at  The Cell Theatre

338 West 23rd Street, New York, NY (646) 861-2253‎ · thecelltheatre.org

ANA Milosavljevic premiering Luci in the Sky at Le Torri dell’Acqua, Budrio, Bologna, May 5th 2012.

Variazioni Riproposizioni Modifiche, the brochure

Posted in my news by vittoria chierici on April 7, 2012

Text excerpt from the brochure published for my solo show, Variazioni Riproposizioni Modifiche, at Le Torri dell’Acqua, Budrio, Bologna, April 14 –  May 6 , 2012.  Here is the essay by art critic and curator Federico Sardella.

Vittoria Chierici
Un salmodiare metropolitano

“Lavoro a progetto, come un architetto”, mi dice Vittoria Chierici parlandomi del suo procedere e delle sue opere presenti in questa rassegna: due distinti gruppi di lavori, realizzati a partire dai primi anni Novanta e fino al 2011. “Perché dico che vado a progetto? Perché ogni gruppo di lavori, ad un certo punto giunge in porto, si esaurisce e la serie si chiude. Lavoro su vari temi contemporaneamente, indipendentemente dalla città in cui mi trovo frequento la pittura, la fotografia o il video, uso il computer… fuggendo qualunque tenuta stilistica o formale, assecondando la naturale possibile continua trasformazione del mio lavoro di artista. Sin dal mio esordio mi sono sentita senza stile…”.

Vittoria Chierici non è contraria allo stile, semplicemente non ne sente il bisogno. Se digiuni del suo lavoro, sfogliando il suo portfolio vi imbatterete in gruppi di opere così diverse da farvi dimenticare di essere state eseguite da un solo artista, vista la loro autonomia e l’apparente distacco che le separa. Alle volte, però, a ben guardare, si intuiscono le medesime strutture o lo stesso modo di trattare la superficie, si intravedono soggetti che ritornano e tecniche che si ripetono indipendentemente dal soggetto; altre volte ancora si sente forte la presenza della pittura. Una pittura gestuale, “ma non espressionista. In molti mi hanno definita espressionista – racconta l’artista – ma io non credo che questo sia vero. Io sono tutto tranne che espressionista. Sono un’impressionista, che è diverso; e la motivazione per la quale cerco l’impressione di una data cosa non deriva certo dall’impressionismo storico, ma bensì dall’oggi, dall’uso del computer…”.

Nel caso specifico delle opere di cui ci stiamo occupando, Stelle (1990 – 2010) e Nello spazio di una mostra (1992 – 2011), resta valido quanto sopra eppure, almeno in parte, inevitabilmente decade. Realizzate in un lasso di tempo di poco più di venti anni, entrambe le serie, alle quali non si aggiungeranno altri pezzi, presentano delle caratteristiche comuni, sia nella tecnica sia nella struttura. Inoltre, le une quanto le altre, si prestano ad una visione convenzionale, illuminate da fonti naturali o artificiali, e ad una visione altra, che potremmo definire “notturna”… opere con due facce che convivono sulla medesima superficie, che si alternano senza che l’una abbia mai il sopravvento sull’altra, naturalmente, senza attriti. Al giungere del buio il loro aspetto muta, anche se mai irreversibilmente. Le pennellate sorde e veloci che appena si colgono per quel poco di materia che si portano appresso, una volta spenta la luce, si irrobustiscono tanto da determinare una nuova immagine luminosa, fatta di gesti rapidi, di squarci compassionevoli e di carezze date da una mano abituata a maneggiare una sciabola. La composizione che un attimo prima dominava la scena viene scardinata in favore di una nuova immagine, sfacciata eppur pudica, pronta a ritirarsi non appena glielo si impone, come si trattasse di una creatura della notte, che alle prime luci dell’aurora è costretta a ritirarsi nel suo rifugio.

La struttura della volta stellata del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna è il pretesto fondante l’impianto delle opere titolate, non a caso, Stelle, dove al posto di queste ultime troviamo delle palline da tennis, dapprima impiegate in quanto tali poi divenute timbro. Il noto soffitto rivestito di tessere vitree musive blu e oro che già aveva tanto affascinato Carla Accardi che, se non ricordo male, lo considera responsabile dei suoi segni ripetuti sulle superfici in sicofoli della altrettanto nota Tenda (1966), è per Vittoria Chierici un punto di partenza. Una mappa dai tracciati chiari e precisi. Una griglia entro la quale muoversi, con rispetto. Una immagine sgranata nella quale i pixlel (le tessere) hanno la meglio. La conferma della sua capacità di guardare il passato, di masticarlo, digerirlo e, se occorre, sputarlo. Del resto, quale struttura se non quella delle tessere vitree accostate le une alle altre è più vicina e sovrapponibile a quella che governa gli schermi coi quali ci rapportiamo quotidianamente? Quale realtà più contemporanea di un cielo stellato che leggiamo come tale grazie ai pixel che lo delineano e che ne determinano i bagliori?

Le stelle come palline da tennis, rimbalzano ostinate; presenze fedeli che ci affascinano anche se ormai in città prive di firmamento, velate ed oscurate dai fumi e dai vapori di una società tentacolare che tutto invade. La visione in due tempi di questi lavori – certo, non me lo ha suggerito l’artista – racconta anche di questa condizione. Di un buio che dovrebbe favorire la visione dei piccoli punti che abitano il cielo e che invece si trova a lottare con nebbie invincibili che non accennano a scomparire. Nebbie come pennellate, che solcano il cielo… la scia di un aereo, la mano che si muove sulla tela, il colore acrilico che prende posto, presenza ed assenza al contempo.

Un sentimento con vaga indifferenza pop, questo della ripetizione e del timbro, sempre uguale e sempre diverso… basta una pressione differente, una quantità di pittura diseguale, un umore variato, una mano diversa ed uno stesso timbro si modifica nel suo ripetersi. Una ripetizione che non perde mai la sua tensione originaria, sempre in bilico tra evidente e nascosto, tra guinzaglio e possibilità di fuga.

La libertà che scopro in questi lavori, le molte possibilità che l’operare entro un tracciato dato e solido offre, ora che ci penso, è quasi in contrasto con l’azione seriale ed omologatrice strettamente contemporanea del timbrare.

Non diversamente, nella serie di pitture Nello spazio di una mostra, il timbro si ripete e prende posto ordinatamente. Non più ricavato dall’impronta tonda di una pallina da tennis, questa volta nasce dall’immagine di una esposizione. Una foto qualunque di una parete qualunque, con quadri. Questo è ciò che leggiamo: un timbro, una immagine astratta, un gioco compositivo. Un quadro nel quadro. Forse un racconto. Figure piane chiuse costrette entro un perimetro. Ordinate e collocate correttamente, ripetutamente ribadite. L’immagine di una mostra collettiva organizzata da Corrado Levi nel suo studio in corso San Gottardo, a Milano, a metà degli anni Ottanta, diviene timbro, icona astratta e matrice non biffata di numerose possibili proposte. Una parete con opere installate a mo’ di quadreria, un attimo di spazio nel quale convivono tre o quattro forme, che si ripetono, si moltiplicano, ritmicamente, senza sosta, sino a saturare lo spazio disponibile sulla tela.

Vittoria Chierici con inquieta conoscenza e intelligenza agita schegge di storia d’arte vivificandole con umori e materiali dell’oggi, rimbalzando nell’apparire dei suoi manufatti senza fine un fare appassionatamente allertato, giocato, spostato e prezioso.

http://www.facebook.com/events/173842576069281/

Wolf Chaser at Tribeca New Music Festival

Posted in my news by vittoria chierici on June 7, 2009

Collaboration with composer Eve Beglarian and her piece Wolf Chaser continues at the Tribeca New Music Festival in New York performed by the New York Art Ensamble. My video and music were performed by violinist Mary Rowell : June 7, Sunday at 7 pm at the Flea Theater, 41 White Street, New York, NY10003.


Wolf Chaser, a collaboration

Posted in my news by vittoria chierici on February 21, 2009

Violinist Mary Rowell will perform Wolf Chaser by composer Eve Beglarian with my video edited by Phil Hartley. February 21 at the Warhol Museum, Pittsburgh, PA. Wolf Chaser was first performed October 24, 2008 at The Times Center by violinist Ana Miloslavjevic.